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Email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. (Specificare nell'oggetto "Antonio Giuseppe Abis")

Antonio Giuseppe Abis, nasce a Gonnostramatza in provincia di Oristano nel 1951. L'amore per gli usi e i costumi della sua terra lo ha appassionato fin da bambino. È vissuto nel suo paese natale fino al conseguimento della maturità, per poi trasferirsi definitivamente a Milano dove ha coltivato con molta determinazione due grandi passioni: gli studi giuridici, che lo hanno portato al conseguimento della laurea in giurisprudenza, e l'arte culinaria, che ha avuto modo di approfondire lavorando nell'ambito della ristorazione. Se pur in terra "straniera" non ha mai smesso di amare ed utilizzare con passione la lingua del suo paese natio e custodire gelosamente gli usi di quel popolo singolare che tanto ha amato da celebrarlo nelle sue opere. Nel 2010 ha pubblicato una raccolta di poesie in lingua sarda: LA POESIA DI GONNOSTRAMATZA e due racconti autobiografici: IS ARRAGODUS e FILLU DE ANIMA. Nel 2013: LA VEDOVA NUBILE.

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Difficoltà scolastiche

classe scuola 1928Ho vissuto a Gonnostramatza fino al 1972, anno della mia maturità. Le scuole elementari, a cavallo fra gli anni 50 e 60, le ricordo con un velo di malinconia.
In quel periodo i bambini, soprattutto i maschietti, collaboravano con le famiglie per accudire il bestiame: gli adulti non si potevano permettere di perdere il loro tempo prezioso badando ai buoi o alle pecore, ma delegavano questo compito ai ragazzini, costringendoli in molti casi a disertare la scuola.
Parlo della scuola istituzionale, perché nella campagna dove si portavano le bestie al pascolo c'era un altro tipo di scuola: la socializzazione con le persone del paese -riversato quasi interamente in campagna- l'apprendimento dei mestieri campestri e soprattutto il contatto diretto con gli anziani che amavano raccontare le loro vicende di vita, fornendo così, per chi voleva, lezioni di storia locale gratuita.
Io adoravo ascoltare i racconti, a volte anche fantasiosi, delle persone anziane. Ero molto incuriosito dai rituali, anche surreali, riservati alle vicende importanti della convivenza civile. Mia madre voleva che io frequentassi il più possibile la scuola ufficiale e mi sostituiva spesso nei miei impegni campestri, ma la frequenza ad intermittenza della scuola non poteva dare dei frutti eccellenti, così arrivai alla quinta elementare con due anni di ritardo. Due utili bocciature ripeteva la mia zia Modestina, sorella di mia madre, nonché maestra storica di Gonnostramatza.
La bocciatura utile doveva procurare una base indiscussa per il proseguimento degli studi. Andare alle scuole medie, allora, era considerato proseguimento di studi. A Gonnostramatza le scuole medie furono istituite nel 1961 con una sezione distaccata di Villamar, venivano i ragazzi di Masullas e Gonnoscodina, con la possibilità di noi tramatzesi di aprire le conoscenze verso una platea studentesca molto ampia.
Io m'iscrissi alla prima media nel 1964 con meno della metà dei miei compagni di quinta elementare: alcuni non furono ritenuti idonei dalla maestra, altri non se lo potevano permettere.
Ricordo con molta allegria quel periodo anche se costellato dalle fatiche dello studio e della campagna, dalla quale non potevo essere esonerato. Risulterà banale ma bisogna sottolineare che nelle scuole medie si faticava parecchio. Lo studio del latino comportava un impegno notevole, non solo in classe, ma anche per i numerosi esercizi sui paradigmi, verbi e declinazioni da studiare rigorosamente a memoria. Poi c'erano le altre materie che non si potevano di certo trascurare. Con molto lavoro superai brillantemente gli anni delle medie, trampolino di
lancio per iscriversi alle scuole superiori. Quando uscivano i quadri sui risultati scolastici, le cronache tramatzesi diventavano uno spettacolo: il povero rimandato a settembre diventava un fannullone buono a nulla, per non parlare della bocciatura, considerata un fallimento completo; chi veniva promosso doveva dimostrare negli anni successivi di essere davvero all'altezza della situazione. Quindi ce n'era per tutti, non si salvava nessuno: il giudizio del popolo tramatzese era inesorabile, la bravura e i meriti dovevano essere dimostrati.

 

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