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Dona Cathalina Cedda

SANTA CATERINA 00A Gonnostramatza, questa sera, presso l'Ex Parco Giochi in via Nazionale,  si √® celebrata la Santa Messa e benedizione  della statua di Santa Caterina da Siena donata dagli abitanti del quartiere. Si √® voluto quindi rendere omaggio alla persona di Donna Caterina Zedda nobildonna di origini non tramatzesi che visse proprio dove ora √® presente l'ex parco giochi e che quando mor√¨, lasci√≤ molti dei suoi averi in eredit√† alla comunit√† di Gonnostramatza.

SANTA CATERINA 01


Queste alcune righe che, grazie al nostro parrocco Don Francesco Tuveri, ci aiutano a conoscere meglio Donna Caterina Zedda:

DONA CATHALINA CEDDA

Caterina Zedda, nota, come Dona Cathalina, nasce a Busachi negli ultimi anni del settecento e muore a circa 67 anni il 5 giugno 1864. Figlia di Pietro Antonio e di Anna Rita Putzolu, aveva due fratelli: Giovanni Santo e Antonio Maria e altre due sorelle Efisia e Francesca. Aveva ben 18 nipoti, ma conosciamo solo il nome di alcuni. Battistina, figlia di Giovanni Santo, che nubile deve aver abitato per un po' con la zia, Pietro Antonio figlio del secondo, Pietr√≤, Raffaele e Annica Pinna erano invece figli, della sorella Efisia sposatasi con il Notaio Giovanni Antonio di Gonnostramatza. La sua vita fu senz'altro agiata, ma non del tutto felice in quanto rest√≤ per ben due volte vedova e non ebbe figli. Ancora giovanissima si spos√≤, con Don Raimondo Mura Marras, originario forse di Olzai. Rimasta presto vedova venne a rifugiarsi a Gonnostramatza ove, lo zio Dott. Giovanni Antioco Zedda era Rettore (1793-1830), qui conosce Don Amatore Matz√®u e lo sposa, ma questi muore a 49 anni il 23 dicembre 1831. Donna Caterina, 4 anni dopo si risposa con l'oristanese Don Battista Enna   Muru figlio di Don Raimondo e di Donna Peppina Muru Meloni. Restaurano e ingrandiscono le  case padronali con varie succursali e un orto, accorpano con permute i terreni, ne acquistano altri sia a Gonnostramatza che nei  paesi vicini anche da parenti e investono i loro guadagni in titoli sul debito pubblico dello Stato accumulando un vasto capitale. lI 22 maggio 1864 resasi conto della sua cadente et√† e della cagionevole salute detta il testamento al notaio Francesco Luigi Marongiu e 14 giorni dopo muore.
Nel testamento di Dona Cathalina, troviamo molti dei suoi averi lasciati in eredità al nostro paese.


Alla comunt√† di Gonnostramatza e per essa al Comune 1.000 lire annue per l'onorario del Medico e lo stipendio al Precettore della scuola elementare maschile. La sua casa, di abitazione  di Palamasusu dovr√† √©ssere data in parte come abitazione del Cappellano e in parte al Comune. Il Medico e il maestro abiteranno invece nella casa detta di Ghitta. Al Comune andranno anche tutti i terreni e i titoli non assegnati ad altri. Istituisce anche una piazza (posto) con una dotazione di 750 lire annue nel Convitto nazionale di Cagliari, perch√© uno studente possa continuare gli studi e per raggiungere un maggior grado sia civile che militare potr√† scegliere di continuare gli studi anche in continente. Tra gli aspiranti ai posti di Cappellano e alla piazza nel Convitto, saranno da preferirsi in ordine: i discendenti  in  linea retta dei suoi fratelli e sorelle pi√Ļ dei cognati Don Raimondo Matzeu e Don Gaspare Marras di Olzai, preferendo sempre i pi√Ļ poveri e in mancanza di questi i sacerdoti e gli studenti nativi di Gonnostramatza dando la preferenza ai discendenti dei suoi figliocci. Prevedendo la, non realizzazione della Cappellania, destina i relativi beni al Cornune con i seguenti obblighi: 600 lire per messe perpetue quotidiane di suffragio, festa di S. Antonio e predicatore quaresimale, 600 lire all'ospedale civile di Cagliari per ricoverare ammalati di Gonnostramatza e Gonnoscodina e Mogoro. La casa del Cappellano passer√† al Medico e quella del Medico sar√† aggiunta al Precettore. Il resto potr√† essere utilizzato per opere pubbliche, aumento dell'onorario del medico √® della piazza del Convitto.

 

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