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Gianna, nasce a Cagliari 50 anni fa, ma ha origini tramatzesi e fin da bambina ogni fine settimana ritorna al suo paesello. Studia con profitto ragioneria al Martini dove si diploma. Durante le sue visite settimanali al paesello conosce la sua dolce metà, si sposa e diventa orgogliosamente cittadina tramatzese. Con tre amiche, dopo un corso di formazione, decide di formare una cooperativa di cui e' presidente e nel lontano 2001 inizia a lavorare al museo "Turcus e Morus". Ama la lettura e ha la passione per l'informatica e per internet.

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Serzela, un nome dall’antico suono...

SERZELA GIANNACAULISerzela è il nome di un villaggio scomparso alla fine del '700, un nome dall'antico suono rimasto ben impresso nella memoria di tutti i tramatzesi. Di Serzela sono rimaste solo vecchie pietre consunte dal tempo a testimoniare l’esistenza del villaggio e l'antica chiesa campestre intitolata a San Paolo, santo tanto caro ai serzelesi ma amato e venerato ancora oggi dai tramatzesi. Sono tanti i racconti e le leggende che si legano al villaggio scomparso. Curioso il racconto de "sa musca macedda" un'enorme mosca, grande come una pecora, portatrice di pestilenza, messa a guardia di un antichissimo e preziosissimo tesoro nascosto nelle vicinanze della chiesetta di San Paolo.

Si narra che in due identici barili, nascosti uno accanto all'altro, si celasse un prezioso tesoro e la gigantesca mosca. Chiunque avesse tentato di profanare il tesoro e avesse per disgrazia aperto il barile sbagliato, avrebbe scatenato la peste. Simpatica e divertente la leggenda dei "fantasmi ballerini" di Serzela. Si racconta che ogni notte i serzelesi defunti si radunavano nel sagrato della chiesa esibendosi in coinvolgenti balli sardi. Tanti anziani di Gonnostramatza giuravano di aver assistito divertiti alle loro interminabili danze. Emozionante il racconto della statua di San Paolo, che dopo il definitivo abbandono del villaggio, doveva essere trasferita per sempre nella parrocchiale di Mogoro. Il 29 di giugno si organizzò il definitivo trasloco del simulacro. Un carro trainato da vecchi buoi con la statua di San Paolo, arrivato al confine tra Gonnostramatza e Mogoro si fermò di colpo, e ogni tentativo di farlo ripartire fu inutile. I due ostinati buoi non ne vollero sapere di proseguire. Si decise allora di tornare indietro, e all'improvviso, come spinti da una forza soprannaturale, le bestie ripresero il cammino inverso riportando il simulacro nella chiesa di Gonnostramatza.

Da quel fatidico giorno, il 28 di giugno, i tramatzesi che non hanno mai dimenticato, ripetono annualmente, con grande devozione la sentita tradizione, portando in processione il Santo e organizzando una bella festa.

 

 

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